Torno per un attimo a parlare dello stupefacente Crop Circles realizzato l’estate scorsa in Olanda dal team di circlemakers di Xl-Design al quale venne dato il nome “Project Atlas” e sul quale si sono versati fiumi di pareri discordanti, nonostante l’ammissione di paternità da parte di Remko Delfgaauw.

Crop Circles Project Atlas creato da Xl-Design

Per decenni la comunità scientifica internazionale ha sostenuto che nel nostro sistema solare l’acqua fosse un elemento raro, se non praticamente assente. Per estensione questo concetto veniva applicato all’ intero universo, gettando in questo modo le basi per una valida contestazione a chi sostiene che l’universo sia ricco di vita.
Ora invece l’acqua si comincia a trovarla u po’ dappertutto, sulle lune di Giove, su Marte ed ora persino sulla Luna, che per antonomasia era l’esempio di un mondo arido ed inabitabile.
Non è acqua allo stato liquido, ma di molecole di acqua e di idrossile, ossia una molecola di acqua privata di uno ione di idrogeno. Le tracce chimiche dell’acqua pervadono l’intera superficie lunare, come dimostrano i dati, pubblicati questa settimana su Science. La scoperta si deve agli strumenti a bordo di tre sonde: quelli dell’indiana Chandrayaan-1, il radar italo-americano della sonda Cassini, chiamato Vims, e gli strumenti della sonda americana Deep Space. I dati, che rivoluzionano l’immagine finora più comune della Luna come di un luogo completamente secco, potrebbero perfino mettere in crisi la teoria comunemente accettata sull’origine della Luna.
Le tracce di acqua sono state individuate diffusamente sull’intera superficie, anche se le zone più ricche sono le più vicine ai Poli. Una prima ipotesi é che l’acqua possa avere migrato dai Poli lunari per diffondersi sul resto della superficie. Sembra inoltre che la formazione delle molecole d’acqua e simili sia un processo che si rinnova continuamente sulla superficie lunare, probabilmente favorito dall’azione del vento solare. Le tracce d’acqua più vicine ai Poli sono state trovate soprattutto dalla sonda Chandrayaan-1, dell’Agenzia Spaziale Indiana. I dati che parlano anche italiano sono quelli del radar Vims (Visual and infrared mapping spectrometer), realizzato in collaborazione fra Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. Sono stati registrati nel 1999, quando la sonda Cassini si è avvicinata alla Luna, e a dieci anni di distanza hanno fornito un dato che ha stupito gli stessi ricercatori: l’acqua sulla Luna si trova tanto ai Poli quanto a latitudini più basse. Che le tracce d’acqua siano un po’ ovunque sulla superficie grigia e polverosa della Luna lo dicono infine, chiaramente, anche gli strumenti della sonda della Nasa Deep Space.
fonte : Ansa
Dalla mezzanotte di oggi Google, il noto motore di ricerca, dopo avere precedentemente dedicato il suo logo ai misteri inspiegabili, sceglie i cerchi nel grano. Questo il nome dato al fenomeno in Italia, ma anche “agroglifo”; “pittogramma”, o più comunemente accettato Crop Circles.

Paleoseti.it fino all’anno scorso se ne è interessato, offrendo notizie sui cerchi nel grano e gallerie fotografiche sui cerchi nel grano
Per chi fosse a digiuno, brevemente spieghiamo di che si tratta: i Crop Circles (cerchi nel grano) sono quei disegni che compaiono su campi coltivati a grano, segale, orzo, riso (in italia un unico caso, quello di Garbagna Novarese del 19 Settembre 2004 ) ed associati spesso ad una spiegazione non antropica (ovvero non umana).
La CNN ci mostra un servizio in cui si descrive l’avvistamento di un essere dall’aspetto di un grosso primate fotografato ai margini del giardino di una casa di Jefferson County Kentucky.

Al meno che non si tratti di un gorilla scappato da qualche zoo, cosa non molto probabile ma non impossibile, rimane la suggestiva ipotesi dello Sasquatch, come la chiamavano i nativi americani. Di recente sono state azzardate ipotesi extradimensionali o di mutliversi, per spiegare l’origine di un essere che non ha mai smesso di essere avvistato in molti paesi del mondo ma che non lascia mai traccia di sè.

Il 6 novembre negli Stati Uniti uscirà “The fourth kind”, film a tema fortemente ufologico il cui titolo è chiaramente ispirato dalla definizione di Allam Hynek “Incontri Ravvicinati del quarto tipo” per il fenomeno dei rapimenti alieni.
Protagonista della pellicola sarà Milla Jovovich nei panni di una psicologa ( Abigail Tyler ) che si imbatterà in un inquietante segreto celato nelle menti di alcuni cittadini della città di Nome, in Alaska.

In questa cittadina infatti si registra un elevato numero di persone scomperse, molto maggiore della media nazionale e la psicologa sottoponendo alcune persone all’ipnosi regressica incapperà in un mistero ben al di là delle sua capacità di interpretazione. La cosa interessante è che, per bocca della stessa Milla, il film si è ispirato a casi reali e per quel poco che si può intravedere nel trailer presentato in questi giorni dalla Universal Picture, in effetti ricorrono molti elementi caratteristici dei casi di rapimento. Uno fra tutti la falsa memoria del gufo che con i suoi grandi occhi neri prende il posto del Grigio nella memoria degli adotti. Naturalmente essendo un prodotto Holliwoodiano non ci si può aspettare che sia un documentario sulle abduction, ma è pur sempre un passo avanti, praticamente l’unico dopo il vetusto “Bagliori nel Buio” che ripercorreva, malamente, la storia di Travis Walton.
Sembra che qualcosa si stia muovendo. Probabilmente è semplicemente la sfruttamento di un nuovo filone aurifero per i media, ma sta di fatto che mai come negli ultimi tempi è stata accordata tanta attenzione al fenomeno degli Ufo. Sia qui che oltre oceano le notizie che riguardano questo argomento non sono più necessariamente condite di banali e burleschi commenti, intesi a ridicolizzare la materia. Personalmente non posso non apprezzare questo genere di tendenza cinematografica, per lo meno si è alzata un po’ di brezza fresca nello stantio panorama della fantascienza. Aspettiamo anche con interesse l’uscita in Italia di District 9, che in America ha già sfondato i botteghini.
Qui trovate il link per vedere il trailer:
I ricercatori dell’Università di Padova hanno trovato l’antico porto del I secolo a.C, ancora sepolto alle spalle della laguna. L’insediamento romano, all’intersezione delle antiche via Annia e Augusta, appare nelle foto come una piccola Venezia. Nelle immagini appaiono i contorni dettagliati delle mura della città, monumenti, teatri, edifici e strade, oltre a una complessa rete di fiumi e canali, prova dell’ingegno degli antichi abitanti per dominare la laguna. “È l’insediamento romano più vasto dell’Italia settentrionale e tra i pochi in Europa a non essere stato sepolto da città medioevali o da costruzioni moderne”, sottolinea Andrea Ninfo, ricercatore dell’Università di Padova, dipartimento di Geografia. Questa città, grande quanto Pompei (circa un chilometro quadrato), è stata abbandonata tra il quinto e il settimo secolo d.C quando gli abitanti colonizzarono le isole più a nord per fuggire dai barbari. Nel corso del tempo, le pietre e i mattoni di Altinum sono serviti per la costruzione dei palazzi e delle chiese di Venezia e le rovine sono state progressivamente sommerse dalla laguna.
Questo il link per il video pubblicato dalla BBC : http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8177308.stm

