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	<title>Paleoseti &#187; archeologia misteriosa</title>
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		<title>Tracce d Eternità, libro di Simone Barcelli</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 00:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skeptic</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia di confine]]></category>
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		<category><![CDATA[archeoastronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Una premessa per gli utenti: avevo già scritto un articolo per segnalare l&#8217;avvenuta uscita nelle librerie di &#8220;Tracce d Eternità&#8221;, il nuovo libro scritto da Simone Barcelli, che tratta argomenti correlati all&#8217;archeologia ed alla mitologia che rimangono per molti versi ancora avvolti nel mistero. Oggi mi giunge la segnalazione che l&#8217;articolo non è più presente tra gli ultimi pubblicati. Non so spiegarne il motivo ma voglio chiarire e tranquilizzare subito qualsiasi voce infondata: NON ho nulla nei confronti dell&#8217;autore, che considero davvero un amico ed una persona competente per quello di cui scrive. Tra me e Simone Barcelli non ci sono nè astio nè incomprensioni  
Torniamo però al suo libro, eccovi la presentazione e la scheda. ovviamente vi consiglio l&#8217;acquisto e soprattutto vi consiglio di aggiungervi al gruppo presente su facebook dove troverete tanti appassionati di archeologia di confine, ufologia, misteri, e dove ognuno è il benvenuto e a tutti è fatto invito a collaborare per fare crescere questa bella realtà
Autore: Simone Barcelli
pagine  169
Codice: ISBN- 978-88-87295-66-5
Prezzo Euro: 14,80
Le informazioni riportate sono estratte dalla pagina: http://www.cerchiodellaluna.it/TRACCE%20D%27ETERNITA%27.htm
Gli argomenti di questo libro:
- archeologia misteriosa
- spirititualità
- antiche civiltà
E’ possibile che tanti antichi popoli, in ogni parte del mondo, abbiano raggiunto un grado di <a href='http://www.paleoseti.it/archeologia-di-confine/tracce-d-eternita-libro-di-simone-barcelli/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una premessa per gli utenti: avevo già scritto un articolo per segnalare l&#8217;avvenuta uscita nelle librerie di &#8220;Tracce d Eternità&#8221;, il nuovo libro scritto da Simone Barcelli, che tratta argomenti correlati all&#8217;archeologia ed alla mitologia che rimangono per molti versi ancora avvolti nel mistero. Oggi mi giunge la segnalazione che l&#8217;articolo non è più presente tra gli ultimi pubblicati. Non so spiegarne il motivo ma voglio chiarire e tranquilizzare subito qualsiasi voce infondata: NON ho nulla nei confronti dell&#8217;autore, che considero davvero un amico ed una persona competente per quello di cui scrive. Tra me e Simone Barcelli non ci sono nè astio nè incomprensioni <img src='http://www.paleoseti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Torniamo però al suo libro, eccovi la presentazione e la scheda. ovviamente vi consiglio l&#8217;acquisto e soprattutto <a title="Gruppo Tracce d Eternità Facebook" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=53655730969" target="_blank">vi consiglio di aggiungervi al gruppo presente su facebook</a> dove troverete tanti appassionati di archeologia di confine, ufologia, misteri, e dove ognuno è il benvenuto e a tutti è fatto invito a collaborare per fare crescere questa bella realtà</p>
<div id="attachment_325" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-325" title="copertina-tracce-d-eternita-simone-barcelli-2009" src="http://www.paleoseti.it/wp-content/uploads/2009/12/copertina-tracce-d-eternita-simone-barcelli-2009.jpg" alt="Tracce d Eternità di Simone Barcelli" width="384" height="559" /><p class="wp-caption-text">Tracce d Eternità di Simone Barcelli</p></div>
<p style="text-align: center;">Autore: Simone Barcelli<br />
pagine  169<br />
Codice: ISBN- 978-88-87295-66-5<br />
Prezzo Euro: 14,80</p>
<p><span id="more-324"></span>Le informazioni riportate sono estratte dalla pagina: <a href="http://www.cerchiodellaluna.it/TRACCE%20D%27ETERNITA%27.htm" target="_blank">http://www.cerchiodellaluna.it/TRACCE%20D%27ETERNITA%27.htm</a></p>
<p>Gli argomenti di questo libro:</p>
<p>- archeologia misteriosa</p>
<p>- spirititualità</p>
<p>- antiche civiltà</p>
<p>E’ possibile che tanti antichi popoli, in ogni parte del mondo, abbiano raggiunto un grado di civiltà simile se non superiore al nostro?</p>
<p>Perché non riusciamo ancora a comprenderne appieno le tracce che hanno man mano disseminato sull pianeta?</p>
<p>Stoneehenge, Baalbek, Chichen Itzà, Teotihuacan, Cuicuilco, Rapa Nui, Nazca, Machu Picchu, Teotihuacan, Yonaguni e Giza; tra le rovine di questi siti archeologici si celano ancora molti enigmi, una moltitudine di indizi che, inesorabilmente, ci portano a considerare l’esistenza di una grande civiltà scomparsa.</p>
<p>Un lungo viaggio attraverso vicende e misteri storici  che sfidano ancora la scienza ufficiale, lasciando ragionevoli dubbi su quanto effettivamente sia accaduto in tempi remoti: muovendosi con rara maestria  e spiccato senso critico, Simone Barcelli si aggira tra le rovine di un passato che ha ancora molto da dire, prospettando uno scenario senza dubbio degno di nota e di assoluto rigore nella ricerca e nella scelta della documentazione.</p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ffffff;">G</span></strong></span></p>
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		<title>LE GRANDI SFERE INCISE DELLA NUOVA ZELANDA. Salviamo i massi di Silversdale!</title>
		<link>http://www.paleoseti.it/edicola/le-grandi-sfere-incise-della-nuova-zelanda-salviamo-i-massi-di-silversdale/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 15:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edicola]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia misteriosa]]></category>
		<category><![CDATA[luoghi misteriosi]]></category>
		<category><![CDATA[news archeologiche]]></category>
		<category><![CDATA[storia antica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuova Zelanda – Per quasi quarant'anni, gli automobilisti che guidano fra Orewa e Silverdale sono stati intrigati da un insieme di massi sferici enormi a lato dell'intersezione che conduce alla penisola di Whangaparoa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=4530"><img class="alignleft size-full wp-image-278" title="4530-nz14" src="http://www.paleoseti.it/wp-content/uploads/2009/09/4530-nz14.jpg" alt="4530-nz14" width="425" height="474" /></a><a href="http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=4530"><img class="alignright size-full wp-image-279" title="4530-nz16" src="http://www.paleoseti.it/wp-content/uploads/2009/09/4530-nz16.jpg" alt="4530-nz16" width="397" height="529" /></a></p>
<p>Nuova Zelanda – Per quasi quarant&#8217;anni, gli automobilisti che guidano fra Orewa e Silverdale sono stati intrigati da un insieme di massi sferici enormi a lato dell&#8217;intersezione che conduce alla penisola di Whangaparoa.</p>
<p>I massi, varianti da circa 3 a 10 m di circonferenza, erano argomento di considerevole polemica e di discussioni quando furono scoperti nel 1971. A quel tempo, si stava costruendo una nuova autostrada fra Silverdale e Orewa e l&#8217;ostacolo principale era la collina di Silverdale. Mentre il bulldozer e le altre macchine tagliavano la parte superiore della collina, incontrarono un insieme di circa di dozzina di grandi massi. Da allora in poi, il bulldozer hanno dovuto tagliare via il terreno che circonda le pietre per esporle. Successivamente i massi sono stati spostati giù al lato occidentale della collina, dove sono stati disposti in bell&#8217;ordine.<span id="more-277"></span></p>
<p>Ma c&#8217;era un problema esasperante da risolvere. I massi sferici enormi erano &#8220;concrezioni„, che possono &#8220;svilupparsi soltanto„ in un ambiente sedimentario del mare in milioni di anni. Per certi aspetti si sviluppano come una perla si sviluppa in un&#8217;ostrica. Una piccola pietra o un pezzetto di conchiglia, che si trova nel fango del mare, è rivestita da uno strato sottile di calcare e di sabbia, che poi s&#8217;indurisce col passare del tempo. Un secondo strato ricopre il primo e così via, fino a che l&#8217;oggetto originale rimane al centro di molte centinaia di strati di rivestimento.</p>
<p>Come accade da milioni di anni, il fondo del mare può allora essere spinto verso l&#8217;alto e trasformarsi in una parte di terra asciutta. Tuttavia, i massi rimarranno all&#8217;interno dello stesso materiale ricco di sabbia e calcare, da cui sono stati formati. Se sono trovati in mezzo all&#8217;argilla o ad altro materiale estraneo alla loro formazione e sviluppo, sono stati spostati, in qualche modo, verso quella nuova posizione.</p>
<p>Questa era una delle polemiche infuriate per alcuni giorni nel 1971. La prova visiva suggeriva che fosse stato l&#8217;intervento umano antico ad avere spostato i massi sino alla cima della collina, fatta di argilla giallastra. Gli operai erano intrigati dalla strana presenza dei massi e chiedevano al Soprintendente del Ministero dei lavori pubblici, Clarry Neville, come le pietre fossero arrivate. Il signor Neville non aveva risposte e disse loro semplicemente: &#8220;la vostra congettura è buona quanto le mie„.</p>
<p>Un altro elemento notato sui massi era che alcuni erano stati incisi con disegni geometrici. Era abbastanza evidente che gli esseri umani avevano praticato, anticamente, disegni ed intagli nelle superfici di un certo numero di pietre. Era ugualmente evidente che l&#8217;antica sistemazione delle concrezioni era stata persa da tempo, poiché tanto terreno si era accumulato intorno a loro da seppellirle completamente, sino a quando il Ministero dei lavori pubblici le ritrovò nel 1971.</p>
<p>Clarry Neville, è stato intervistato dai giornalisti riguardo al ritrovamento anomalo dei massi. Il sig. Neville ha dichiarato che non sapeva proprio in che modo avessero raggiunto la parte superiore della collina. Ha dichiarato che i geologi stavano per studiare la materia e preparare un rapporto dettagliato, ma l&#8217;idea era stata lasciata cadere e nessuna spiegazione soddisfacente era venuta dagli esperti.</p>
<p>La disposizione dei massi di concrezione appariva, effettivamente, come un fatto intenzionale. Essi erano disposti in una linea retta, che proseguiva attraverso l&#8217;istmo di Auckland per oltre 55 miglia. La parte di Auckland dell&#8217;allineamento antico corre dal Mt. William al South Auckland sino ad un monticello presso Moir&#8217;s Hill al Nord di Puhoi. Le altre strutture provvisoriamente finora identificate sotto questa linea sono il monticello a Totara Park in Manukau, l&#8217;alto monticello laterale a sud (cresta centrale) del Mt. Wellington, plausibilmente una sfera oggi spostata a Bastion Point, una gobba antica in cima a Okura Ridge, poi il gruppo di concrezioni a Silverdale. Dietro c&#8217;è il monticello della collina di Moir, che è vagamente visibile dalla posizione delle concrezioni a Silverdale quando il tempo è bello.</p>
<p>Questi &#8220;manufatti„ sono proprietà pubblica ed il County Council di Rodney non ha il diritto di &#8220;darli semplicemente via„. Inoltre, le concrezioni incrinate e rotte devono avere loro superfici controllate con attenzione dagli archeologi per i segni dei graffiti e dei disegni incisi antichi, come quelli trovati su altri da questo gruppo di Silverdale.</p>
<p>Gettare soltanto via quelli rotti, senza studiarli a fondo, sarebbe un errore altamente irresponsabile. Da una semplice prospettiva geologica, entrare a dare un&#8217;occhiata nel cuore di una concrezione fornisce comprensioni importanti circa il modo in cui si formano in natura e quelle rotte dovrebbero essere conservate, almeno come sussidi didattici agli allievi di geologia.</p>
<p>Alcune delle concrezioni del demanio di Auckland, ottenute da questo gruppo di Silverdale, sono state incise molto fortemente attraverso le loro superfici esterne dagli antichi abitanti della Nuova Zelanda.</p>
<p>Questi antichi manufatti, che erano una volta una parte &#8220;di una struttura creata per uno scopo preciso„, ora affrontano un futuro incerto. Le autorità competenti del County Council di Rodney sono state minuziosamente informate circa l&#8217;importanza di queste pietre, ma hanno candidamente mentito, quando assicuravano che i massi antichi sarebbero stati conservati. Malgrado le false promesse, subito dopo le concrezioni sono state buttate con le macchine giù dalla collina ed hanno ricevuto danni nel corso del trattamento molto sommario.</p>
<p>Come &#8220;Humpty-dumpty„ le concrezioni frantumate devono essere rimesse insieme ancora, per quanto possibile. Tutti i massi superstiti devono essere messi in esposizione come icona locale, preferibilmente sull&#8217;isola d&#8217;erba nel mezzo dell&#8217;intersezione (con una barriera di sicurezza bassa che li circondi e che protegga dai guidatori disattenti).</p>
<p>Al sud di Auckland, il Mt. William (Puketutu) appare in lontananza &#8220;più grande della vita„ come il più alto punto, con le antenne radiofoniche che ne ornano l&#8217;alta sommità. Per chiunque che voglia esplorarlo, parecchi monticelli e pozzi antichi di avvistamento (fatti per gli allineamenti visivi) sono ancora in loco. Il complesso del Mt. William era un&#8217;area cruciale per gli allineamenti identificati che convergono intorno all&#8217;istmo di Auckland. I monticelli collegati in alto, intorno al Mt. William, servivano come obiettivi verso sud e verso ovest, come le colline di Pukemore e di Pukekohe a Huntly.</p>
<p>Molti antichi massi di concrezione sono stati usati come osservatori solari o altri tipi di indicatori di posizione, nella Nuova Zelanda del Nord, da Silverdale-Waiwera al distretto di Dargaville a Mangamuka vicino a Kaitaia. I massi rotondi, comprese alcune concrezioni, sono stati utilizzati come indicatori nel delta di Diquis del Costa Rica in una remota antichità. Sono stati utilizzati similmente dal Messico in Bosnia, in Europa continentale.</p>
<p>ALCUNE VERITÀ DOMESTICHE PER I FUNZIONARI DEL COUNTY COUNCIL DI RODNEY.</p>
<p>Il personale del Consiglio di città di Auckland ha avuto l&#8217;accortezza e l&#8217;intelligenza di conservare i massi di concrezione &#8220;acquisiti„ dal ritrovamento del 1971, di Silverdale, a differenza del County Council di Rodney che è stato grossolanamente carente nel suo dovere sin dal primo giorno. In uno sguardo retrospettivo, il Consiglio di Auckland avrebbe fatto meglio a sistemare tutte le sfere all&#8217;entrata della Stanley Street.</p>
<p>Gli archeologi che offrono la loro consulenza a Rodney, per un motivo inspiegabile, non hanno notato le antiche incisioni che sono così chiaramente visibili sulle superfici di parecchi massi del gruppo di Silverdale.</p>
<p>Finora, nessun membro del Consiglio di Rodney (durante quasi quaranta anni), ha compiuto un solo gesto per conservare queste formazioni uniche di concrezioni come un&#8217;attrazione turistica utilizzabile o come elementi d&#8217;esposizione per gli scolari in visita per motivi geologici.</p>
<p>La conoscenza di una certa geologia di base dovrebbe avvisare gli assistenti tecnici del Consiglio di Rodney che il fatto di aver trovato una dozzina circa di massi di concrezione in cima alla più alta collina d&#8217;argilla del distretto costituisca in qualche modo un&#8217;anomalia degna di ricerca scientifica.</p>
<p>Anche la stampa, nel 1971, riconobbe la probabilità che questi massi fossero stati presi e disposti sulla parte superiore della collina tramite intervento umano ad una certa epoca molto antica. Il ritrovamento avrebbe avuto la potenzialità di &#8220;cambiare la storia„.</p>
<p>Archeologia proibita</p>
<p>E quella, mondo, è la condizione abissale della borsa archaeological e storica che siamo costretti a resistere a in Nuova Zelanda. Gli idioti istruiti, deposti le uova dal nostro sistema universitario, assolutamente sono indottrinati per essere &#8220;politicamente correggono„ e non si concedono vedere qualche cosa nel paesaggio che riduce le politiche &#8220;di indigeno-parti di destra„ delle Nazioni Unite. Molte centinaia di anomalie registrate, come quelle connesse con i massi di Silverdale, non si concedono alcuna menzione onorata o ricerca scientifica, affinchè non minaccia in qualche modo la vista trincerata che maori erano gli abitanti originali della Nuova Zelanda. Il fatto è che gli storici maori sono stati molto aperti nell&#8217;ammissione che non erano i primi residenti della Nuova Zelanda, ma hanno incontrato una civilizzazione stabilita lunga viventi durante il paese, che hanno denominato &#8220;gli stonebuilders„ o &#8220;gli ispettori„. Le tradizioni orali maori descrivono gli abitanti originali come &#8220;il uru-kehu„ &amp; &#8220;il kiri-puwhero„&#8230; rossastro, dorato hanno tinto i capelli &#8211; rossastri, luce &#8211; pelle complexioned&#8230; con tinte blu, verdi ed altre tipico Caucasoid-Europee di occhio-colore).</p>
<p>Per leggere le nuove scoperte si rimanda in fondo alla pagina della pagina web http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=264</p>
<div class="floatRight"><em>di Martin Doutré</em></div>
<p><em>(27 Luglio 2009)</em></p>
<div id="link">link: <a href="http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=264" target="_blank">http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=264</a></div>
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		<title>LA COSTRUZIONE DI STONEHENGE con quale sequenza sono state disposte le pietre? di Dean Talboys</title>
		<link>http://www.paleoseti.it/edicola/la-costruzione-di-stonehenge-con-quale-sequenza-sono-state-disposte-le-pietre-di-dean-talboys/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 13:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edicola]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia misteriosa]]></category>
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		<description><![CDATA[Per oltre 50 anni gli esperti archeologici hanno perpetuato l'idea che il cerchio di pietre di Stonehenge sia stato eretto in varie fasi, nell'arco di un periodo di 1000 anni, sulla base di elementi recuperati da scavi nella prima metà del sec. XX.

Appare incredibile come il Sarsen Circle e i Trilithons, che insieme compongono un totale di settantacinque pietre, siano stati datati col metodo del radiocarbonio solo sulla base di due campioni di tessuto osseo trovati nello scavo delle fondazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_122" class="wp-caption aligncenter" style="width: 660px"><img class="size-full wp-image-122" title="stonehenge" src="http://www.paleoseti.it/wp-content/uploads/2009/09/stone1.jpg" alt="stonehenge" width="650" height="350" /><p class="wp-caption-text">stonehenge</p></div>
<p>Per oltre 50 anni gli esperti archeologici hanno perpetuato l&#8217;idea che il cerchio di pietre di Stonehenge sia stato eretto in varie fasi, nell&#8217;arco di un periodo di 1000 anni, sulla base di elementi recuperati da scavi nella prima metà del sec. XX.<br />
<img src="http://www.liutprand.it/articoliMondo/stone2.jpg" alt="" /></p>
<p>Appare incredibile come il Sarsen Circle e i Trilithons, che insieme compongono un totale di settantacinque pietre, siano stati datati col metodo del radiocarbonio solo sulla base di due campioni di tessuto osseo trovati nello scavo delle fondazioni.<span id="more-121"></span>Si ritiene che i Sarsen Trilithons al centro del sito siano stati eretti nel periodo 2440-2100 a.C., circa 400 anni dopo il Sarsen Circle che li circonda. Questa sequenza di eventi totalmente illogica è corroborata dall’interpretazione degli scavi fatta dal professor R.J.C. Atkinson, che ha scoperto rampe angolate verso le facce esterne di molte pietre nel Sarsen Circle e tracce di resti di pali di legno sotto terra, sulle facce interne delle loro fondazioni.<br />
Nel 1923 l’ingegner EH Stone suggerì che le pietre fossero state spostate nelle loro posizioni dal di fuori del Sarsen Circe, e poi erette in posizione verticale all&#8217;interno del cerchio. I pali di legno (le cosiddette &#8216;guarnizioni anti-frizione&#8217;) erano ritenuti necessari per impedire che la base appuntita della pietra danneggiasse la parte posteriore del foro durante lo scivolamento. È questo il metodo che ha trovato il favore degli archeologi ed ha influenzato la percezione della sequenza di costruzione del sito, ma soffre di diversi inconvenienti dal punto di vista meccanico.<br />
1. La profondità del foro deve essere calcolata per l&#8217;altezza desiderata della pietra sopra terra (essenziale per livellare l&#8217;anello di architravi di pietra, in alto).<br />
2.	Il punto in cui la pietra rimane in equilibrio, prima di cadere nella rampa, è una causa di incertezza e d’errore.<br />
3.	La caduta nel buco è incontrollata.<br />
4.	L&#8217;intero peso della pietra dev’essere controbilanciato, per poterla disporre eretta.<br />
5.	Una volta eretta, la pietra rimane instabile in quanto poggia su una base rozzamente appuntita.</p>
<p align="center"><img src="http://www.liutprand.it/articoliMondo/stone3.jpg" alt="" /></p>
<p>Inoltre, le centinaia di persone necessarie per spostare ed erigere una pietra in questo modo interferirebbero con le altre pietre già erette sul lato opposto del cerchio. Questo particolare problema diventa quasi impossibile da risolvere senza l&#8217;uso di una gru per posizionare i massicci Trilithons con l&#8217;intero Sarsen Circle (è stato già abbastanza difficile, durante il ripristino del sito, con più della metà del Sarsen Circle mancante).<br />
Ogni tentativo di ricreare le tecniche &#8216;neolitiche&#8217; per la movimentazione e il montaggio convenientemente utilizza pietre piatte prefabbricate in calcestruzzo.<br />
In nessun luogo ciò è meglio illustrato che sul sito web di W.T. &#8216;Wally&#8217; “The Forgotten Technology”. In realtà solo una faccia ed i lati di ogni pilastro del Sarsen Circle e dei Trilithons erano lavorati come facce piane. Come potete vedere dalla foto, è la superficie interna di ogni pilastro del Sarsen Circle che è liscia &#8211; la superficie esterna rimane nel suo stato naturale.</p>
<p align="center"><img src="http://www.liutprand.it/articoliMondo/stone4.jpg" alt="" /></p>
<p>Se Stonehenge era un tempio, non ci aspettiamo di trovare due facce lavorate lisce, o almeno che la faccia liscia apparisse all’esterno, sotto gli occhi di tutti?<br />
La faccia piatta rende possibile il trasporto e il posizionamento delle pietre, prima della loro erezione. Era semplicemente impossibile spostare le pietre sul lato incompiuto, e tantomeno compiere il movimento mostrato da Wally.<br />
Se i pilastri Sarsen fossero stati eretti e posizionati in base al metodo di E.H. Stone, la faccia piatta sarebbe sulla parte esterna del cerchio!</p>
<p align="center"><img src="http://www.liutprand.it/articoliMondo/stone5.jpg" alt="" /></p>
<p>Le pietre devono essere state disposte da dentro verso fuori. Per raggiungere questo obiettivo le pietre sarebbero state collocato all&#8217;interno della circonferenza del cerchio prima di scavare i buchi. Ogni pietra è poi spostata in posizione e viene disposto un punto d&#8217;appoggio in legno (o culla) che permetterà di fare oscillare la pietra sino alla posizione eretta. La rampa, che permette di rimuovere la roccia in eccesso, è essenziale per ripulire la base della pietra quando si compie l’altalena per metterla in posizione. I pali di legno evitano il collasso della faccia verticale posteriore del buco, sotto la pressione del fulcro. Il metodo è superiore da un punto di vista meccanico a quello di Stone, in ogni senso.<br />
1.	L&#8217;altezza sul suolo può essere pre-determinata come la distanza dal fulcro.<br />
2.	La pietra è sollevata, e può essere abbassata di nuovo, in condizioni controllate.<br />
3. Il peso da sollevare è compensato dal peso di pietra sul lato opposto del fulcro (questo è particolarmente rilevante se si considera che le pietre erano più pesanti verso il basso, a causa della forma leggermente affusolata verso l&#8217;alto).<br />
4.	Una volta eretta, la culla di legname consente l&#8217;allineamento finale alla circonferenza del cerchio.</p>
<p align="center"><img src="http://www.liutprand.it/articoliMondo/stone6.jpg" alt="" /></p>
<p>Oltre a richiedere un minor numero di persone, il fatto che i massi siano tirati in piedi dal di fuori del cerchio utilizzando questo metodo permetterebbe di innalzare più pietre al tempo stesso. Ciò non solo ha per conseguenza la superficie piatta di ogni pilastro verso l&#8217;interno del cerchio, ma supporta anche la logica conclusione che i Trilithons siano stati eretti prima, e il Sarsen Circe dopo.<br />
Non sarebbe la prima volta che un aspetto importante nella progettazione di Stonehenge è stato trascurato nel tentativo di datare il sito saldamente all&#8217;interno del periodo Neolitico.&lt; Si legga cosa aveva da dire su Stonehenge Ronald Hutton, professore di Storia presso l&#8217;Università di Bristol, in un recente articolo del Times Literary Supplement:<br />
• Stonehenge appare semplicemente come una realizzazione unica: nessun altra struttura antica in Europa ha la sua stessa forma caratteristica<br />
• E&#8217; molto raro trovare un monumento preistorico in Gran Bretagna, fatto di grosse pietre che sono state cavate a più di cinque miglia di distanza<br />
•	Tale impresa è unica in tutta la preistoria britannica, e può esserlo in tutta Europa<br />
• A differenza delle altre centinaia di cerchi di pietre del Neolitico in Bretagna, quello di Stonehenge è stato costruito come una serie di schermi</p>
<p>Questi sono solo quattro esempi del perché Stonehenge è assolutamente unica e ancora Hutton afferma: &#8220;Dal 1900, l&#8217;archeologia ha offerto un notevole contributo alla comprensione di Stonehenge: stabilire fermamente che si trattasse di una creazione della fine del Neolitico&#8221;. Sorprendente!</p>
<p>Se volete saperne di più circa la sconvolgente verità, coperta dietro il monumento più antico del mondo, realizzato dall&#8217;uomo, visitate:</p>
<p>http://www.stonehengeobservatory.com</p>
<p>Dean Talboys è un consulente analista di sistemi. Il suo libro, <em>The Stonehenge Observatory</em>, è disponibile per il download immediato in formato PDF dal suo sito web. La versione cartacea è prevista nei prossimi mesi.</p>
<p>fonte: http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=275</p>
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		<title>Visite virtuali a città maya</title>
		<link>http://www.paleoseti.it/archeologia-di-confine/visite-virtuali-a-citta-maya/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 11:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia di confine]]></category>
		<category><![CDATA[Edicola]]></category>
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		<description><![CDATA[I resti di Palenque e dell'altra zona archeologica di Yaxchilan possono oggi essere visitati tramite strumenti multimediali. La pagina web include una vista panoramica a 360° che permette di ammirare ogni edificio delle due città Maya in ogni dettaglio, fornendo inoltre informazioni geogradiche, storiche, fotografie e mappe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Città del Messico. Chiusa alla visita dal 2004, per non danneggiarne lo stato di conservazione, la Tomba di Pakal, a Palenque, Chiapas, può essere ora visitata virtualmente tramite Internet da Agosto 2009. L&#8217;accesso alla camera funeraria del re Maya K&#8217;inich Janaab Pakal è stato programmato sul sito del National Institute of Anthropology and History (INAH): http://culturainah.org/panorama360/palenque e tramite il sito ufficiale dell&#8217; INAH, web page www.inah.gob.mx.</p>
<p>Considerata una delle più importanti scoperte archeologiche del sec. XX in America, la camera sepolcrale si trova nel Tempio delle Iscrizioni e fu scoperta il 15 giugno 1952 dall&#8217;archeologo francese Albert Ruz Lhullier (1906-1979).</p>
<p>Al Museo di Palenque esiste una replica esatta della tomba e del suo contenuto.</p>
<p>La decisione di bloccare l&#8217;accesso del pubblico fu presa dopo aver constatato la deteriorazione dei resti archeologici, che cominciava a verificarsi in media dopo 50 anni di visite. Oggi, la camera funeraria presenta un eccellente stato di conservazione.</p>
<p>I resti di Palenque e dell&#8217;altra zona archeologica di Yaxchilan possono oggi essere visitati tramite strumenti multimediali. La pagina web include una vista panoramica a 360° che permette di ammirare ogni edificio delle due città Maya in ogni dettaglio, fornendo inoltre informazioni geogradiche, storiche, fotografie e mappe.</p>
<p>Palenque fu abitata tra il 100 a.C. ed il 900 d.C. Dopo le scoperte archeologiche di Albert Ruz Lhullier nel 1952 e la scoperta della tomba di Pakal, nel 1994 Arnoldo Gonzalez trovò la Tomba della Regina Rossa, forse madre o moglie di Pakal.</p>
<p>La visita virtuale di Palenque percorre l&#8217;interno e l&#8217;esterno dei templi De La Calavera, De La Reina Roja, De Las Inscripciones, El Palacio, Grupo de las Cruces, degli edifici XIX e XII e del campo della Pelota.</p>
<p>La visita virtuale di Yaxchilan descrive l&#8217;eccellente posizione di tale città, presso il Rio Usumacinta. Si possono poi ammirare la Gran Piazza, gli edifici XX e XXI e le strutture 19, 39, 40 41 e 45.</p>
<p>Yaxchilan fu abitata tra il 350 ed il 810 d.C.</p>
<p>Altre visite virtuali sul sito web dell&#8217;INAH sono quelle di Teotihuacan, Chichen Itza, Yucatan, e Tehuacalco, Guerrero.</p>
<p><em>fonte: <strong>artdaily.com</strong></em></p>
<p>http://culturainah.org/panorama360/palenque/</p>
<p><em><strong></strong></em></p>
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		<title>Altinum,  la Venezia romana, rinvenuta grazie alle telecamere ad infrarossi</title>
		<link>http://www.paleoseti.it/senza-categoria/altinum-la-venezia-romana-rinvenuta-grazie-alle-telecamere-ad-infrarossi/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 10:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simonetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edicola]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia misteriosa]]></category>
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		<category><![CDATA[news archeologiche]]></category>
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		<category><![CDATA[storia antica]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie alle telecamere ad infrarossi è stato possibile, a seguito della siccità del 2007, riuscire a fotografare l'insediamento romano di Altinum, la vecchia Venezia, che ha così svelato i dettagliati contorni delle mura della città, monumenti, teatri, edifici e strade, oltre ad una complessa rete di fiumi e canali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.paleoseti.it/senza-categoria/altinum-la-venezia-romana-rinvenuta-grazie-alle-telecamere-ad-infrarossi/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>I ricercatori dell&#8217;Università di Padova hanno trovato l&#8217;antico porto del I secolo a.C, ancora sepolto  alle spalle della laguna. L’insediamento romano, all&#8217;intersezione delle antiche via Annia e Augusta, appare nelle foto come una piccola Venezia. Nelle immagini appaiono i contorni dettagliati delle mura della città,  monumenti, teatri, edifici e strade, oltre a una complessa rete di fiumi e canali, prova dell&#8217;ingegno degli antichi abitanti per dominare la laguna. “È l&#8217;insediamento romano più vasto dell&#8217;Italia settentrionale e tra i pochi in Europa a non essere stato sepolto da città medioevali o da costruzioni moderne”, sottolinea Andrea Ninfo, ricercatore dell&#8217;Università di Padova, dipartimento di Geografia. Questa città, grande quanto Pompei (circa un chilometro quadrato), è stata abbandonata tra il quinto e il settimo secolo d.C quando gli abitanti colonizzarono le isole più a nord per fuggire dai barbari. Nel corso del tempo, le pietre e i mattoni di Altinum sono serviti per la costruzione dei palazzi e delle chiese di Venezia e le rovine sono state progressivamente sommerse dalla laguna.</p>
<p>Questo il link per il video pubblicato dalla BBC :  <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8177308.stm">http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8177308.stm</a></p>
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		<title>Tracce d&#8217;Eternità, rivista digitale dedicata a ufo, mistero, archeologia di confine. Terza edizione</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 23:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paleoseti]]></category>
		<category><![CDATA[TDE]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia misteriosa]]></category>
		<category><![CDATA[egittologia]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[rivista elettronica ufologica]]></category>
		<category><![CDATA[scienze alternative]]></category>
		<category><![CDATA[Ufologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ufologia, archeologia di confine, esoterismo, fatti strani, egittologia e mitologia. Giunta alla sua terza edizione la rivista elettronica del portale Paleoseti.it offre articoli scritti da studiosi e ricercatori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tracce d&#8217;Eternità, la rivista elettronica di Paleoseti.it giunge con questa edizione al suo terzo numero.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19" title="tde_3" src="http://www.paleoseti.it/wp-content/uploads/2009/07/tde_3.gif" alt="tde_3" width="396" height="550" /></p>
<p>Simone Barcelli rende omaggio  alla figura di Peter Kolosimo, autore di  numerosi libri dedicati ai temi affrontati su Paleoseti.it e del quale ricorre il 25° anniversario dalla sua scomparsa.</p>
<p>A Peter Kolosimo sono dedicati:</p>
<p>pag. 108<br />
Il grande divulgatore<br />
di Simone Barcelli<br />
pag. 109<br />
L&#8217;uomo che studiava il<br />
mistero<br />
di Simonetta Santandrea<br />
pag. 111<br />
PK: Peter Kolosimo,<br />
sognatore metafisico<br />
di Massimo Pietroselli<br />
pag. 120<br />
Peter Kolosimo, la terra<br />
senza tempo e l’archeologia<br />
misteriosa<br />
di Alessio Margutta</p>
<p><span id="more-18"></span></p>
<p><strong>Sommario di Tracce d&#8217;Eternità nr 3:</strong></p>
<ul>
<li>Kolosimo, un precursore (di Simone Barcelli)</li>
<li>Intervista a Corrado Malanga ( di Gianluca Rampini) <strong>Ufologia</strong></li>
<li>L&#8217;enigma di Pedra Furada (di Yuri Leveratto) <strong>Archeologia di confine</strong></li>
<li>Avvistamenti alieni e visioni divine (di Roberto La Paglia) <strong>Archeologia di confine</strong></li>
<li>Il problema delle stimmate: segni divini o simboli terreni? (di Enrico Baccarini) <strong>Storia</strong></li>
<li>L&#8217;enigma degli occhi (di Simonetta Santandrea) <strong>Urbis Historia</strong></li>
<li>Da qui partirono i &#8220;Messaggeri Celesti&#8221;? (di Simonetta Santandrea) <strong>Urbis Historia</strong></li>
<li>Una Piramide di buonsenso (di Gianluca Rampini) <strong>Egittologia</strong></li>
<li>Gli dèi della creazione [e non solo] (di Simone Barcelli <strong>) Mitologia</strong></li>
<li>Le piramidi dorate di Teotihuacan  (di Irenes Curzi) <strong>Gli anelli mancanti</strong></li>
<li>Atterraggio a Holloman<strong>, </strong>disclousure o debunking? (di Gianluca Rampini) <strong>Dreamland</strong></li>
<li>I messaggi degli angeli (di Noemi Stefan) <strong>Live after Life</strong></li>
<li>Vita ombra e struttura del Multiverso (di eSQuel) <strong>Strange</strong></li>
<li>The Ancient Americans (di Michael Seabrook) <strong>Esoteric</strong></li>
</ul>
<p>Nella rivista potrete inoltre trovare le rubriche:</p>
<ul>
<li>Librarsi (schede e recensioni editoriali)</li>
<li>Angolo Privato</li>
</ul>
<p>Ricordiamo che sono gradite le collaborazioni e che potete inviare il Vs materiale a Simone Barcelli.</p>
<p><a href="http://www.paleoseti.it/download/?did=1">Tracce d&#8217;Eternità è disponibile per il download a tutti gli utenti, anche ai non iscritti a Paleoseti.it</a></p>
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